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Italia, Brand e destinazione

Una recensione del volume a cura di Stefano Monti che parla del brand Italia, tra Storia e Marketing.

Un viaggio lungo lo stivale a partire dal XVII secolo fino a Matera 2019, passando per web reputation, brand Italia, Made in Italy ed Expo 2015, il tutto condito con delle interessanti interviste agli esperti del settore: questo e molto altro è il testo “Italia, Brand e destinazione” curato da Stefano Monti, economista e partner di Monti&Taft, con prefazione di Andrea Pugliese e testi di Marco Bernabè, Alfonso Casalini, Rossella Marchese e Ginevra Stuto.

Nel libro è presentata una lucida analisi del brand Italia, visto dall’ottica del marketing. L’Italia rappresenta infatti una delle più belle e amate destinazioni per chi viaggia, ma sempre meno turisti la scelgono. Molti esperti sostengono che è bene privilegiare le qualità dei turisti rispetto alla quantità, ma nel nostro paese manca un sistema a supportare e a stimolare l’afflusso di visitatori. Mancano infrastrutture adeguate, interessante il passo in cui si pone l’attenzione sulla scarsa propensione tutta italiana a ignorare le esigenze di culture lontane rispetto alle nostre (ad esempio i cinesi, che rappresentano un’ampia fetta del mercato turistico attuale); molti operatori turistici non conoscono lingue straniere, e quei pochi che si documentano a riguardo, conoscono al massimo e in modo pressapochista, la lingua inglese. Mancano banalmente siti internet su cui poter intercettare e verificare strutture e siti e la promozione territoriale è poca e confusa. Altra interessante proposta è il turismo fatto di persone che abitano il proprio paese: sarebbe bello se i viaggiatori non fossero visti come disturbatori, ma come persone da accogliere caldamente.

Nonostante ciò l’Italia resta un paese con un grande potenziale grazie alla Storia che troviamo in ogni angolo  e le risorse per rinascere non mancano. Ma i siti storici non possono sopravvivere da soli, è richiesta manutenzione, cura, servizi adeguati. Qui il concetto di “brand Italia” si intreccia con quello di “made in Italy“. Da questo forte legame l’Italia può costruire una nuova brand image ed entrare in modo nuovo nell’immaginario collettivo, dando un’idea di maggiore freschezza e soprattutto di organizzazione. Tutto questo è oggi facilmente pensabile e realizzabile grazie agli strumenti del web. Nel testo si parla di e-commerce e di come l’Italia non sappia sfruttare questo mezzo: si vendono tanti servizi ma pochi prodotti, è arretrato, i dati sono più bassi rispetto ad altri Paesi. Altro interessante strumento, poco utilizzato, a servizio della crescita del brand Italia può essere l’online storytelling. Insomma, bisogna prendere coscienza del fatto che si sta operando in un mercato completamente rivoluzionato e nel quale non possiamo restare indietro per la portata culturale di un viaggio che solo il nostro Paese può regalare.

Un museo a cielo aperto, al quinto posto tra le destinazioni mondiali, incapacità di capitalizzare in chiave economico-turistica il valore del brand, carenza infrastrutturale, fisica e digitale. Non bisogna più guardare al passato con nostalgia, c’è bisogno di un rinnovamento e le nuove tecnologie sono la chiave di volta di questo processo evolutivo. Eppure se si chiede ad un italiano “cosa c’è di bello nella tua città?”, la risposta è “niente”.

Ripartire dal Turismo Social? Perchè no!

Annette Palmieri

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