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Help me: non so usare Twitter

A pochi giorni dal suo debutto in borsa, c’è chi afferma di essersi iscritto su Twitter ma di non saperlo usare. E chi ancora non si iscrive vede motivo per farlo.

I dati della ricerca pubblicati dalla Reuters mostrano un quadro atipico: termine di paragone sono i dati di uso di Facebook, diretto concorrente di Twitter. Su 1067 iscritti su Twitter, se ne contano 2449 su Facebook per effettuare questa ricerca.

Il 36% degli intervistati iscritti a Twitter ha affermato di non usarlo. Il 7%, invece, ha addirittura annunciato di aver cancellato la sua iscrizione e l’account personale collegato. La ricerca, condotta  tra l’11 e 18 ottobre, ha messo in conto una percentuale di errore che dovrebbe attestarsi in media attorno al 3%. Davvero una bassa incidenza, quindi, sulle procedure di raccolta dei dati. Insomma, quasi la metà degli iscritti sul social dei cinguettii non lo usa.

Le cause possono essere varie: lo scarso appeal, la poca visibilità rispetto a Facebook o il non sapere di cosa si tratta. Primo fra tutti però è l’assenza di amici: su Facebook gli amici (e gli amici degli amici) vedono, commentano, condividono e fanno like su ciò che postiamo; chattano con noi, ci taggano nelle foto e nei commenti; si usano le emoticon, si postano video, si caricano immagini. E tutto ciò ha una stabilità temporale sulla home page molto più lungo rispetto a Twitter.

Per dirlo in breve, è la user experience che fa la vera differenza: come quando compriamo un prodotto di qualsiasi genere scegliamo di ricomprarlo solo se ha lasciato in noi qualcosa di forte (a prescindere anche dalla sua utilità), allo stesso modo i social network acquistano una componente emotiva forte. Ovvio e scontato che l’avevano già intrinseca nel loro DNA, ma adesso è diventato i fattore preponderante.

I CEO di Twitter non hanno voluto commentare i dati, però diciamolo: darci un peso adesso è il caso, visto soprattutto che Facebook ha attinto da loro alcune funzioni.

Ad Maiora!

Francesca Lizi

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