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Social Web TV: l’integrazione è servita

La visione della TV è sempre più associata all’utilizzo dei social media.

Si sente sempre più spesso parlare del termine Social TV, comunemente usato per definire l’abitudine di twittare guardando un film o uno spettacolo televisivo.

Più correttamente con “social tv” si intende far riferimento a un particolare modo non solo di fruire, ma anche di produrre i programmi televisivi, con il medium della rete. Un fenomeno sempre più crescente, come dimostrano i risultati dello studio annuale dell’Ericsson ConsumerLab – presentati nel TV & Video Consumer Trend Report 2012:

 

Internet, infrastruttura che connette persone e oggetti, sta lentamente trasformando anche la cara vecchia televisione. Per questo gli anglosassoni hanno coniato il termine Social TV.

Niklas Rönnblom, Senior Advisor Ericsson ConsumerLab, afferma:

Sono sempre più persone a guardare la TV e il 50% del tempo speso nella visione di TV e video su smartphone avviene fuori casa, tendenza in crescita il cui aumento è facilitato dalle connessioni a banda larga mobile. Solamente l’8% degli intervistati dichiara di voler ridurre i propri abbonamenti TV in futuro. In controtendenza rispetto alla crisi economica, i consumatori sono infatti disposti a pagare di più per una migliore esperienza di fruizione: il 41% specialmente per guardare TV e video in HD. Oltre la metà dei consumatori vuole poter scegliere la propria TV e contenuti video. Dal momento che il numero di schermi e servizi aumenta, le persone sono sempre più alla ricerca di una modalità intuitiva e aggregata che possa mettere tutto insieme. Dovrebbe permettere ai consumatori di unire TV on-demand e lineare includendo contenuti in diretta, facilitare l’accesso ai contenuti, fare leva sul valore della social TV e fornire accesso senza interruzioni su più dispositivi.

La spinta al cambiamento verso l’integrazione fra i media audiovisivi è dettata:

– dalle nuove abitudini di visione delle fasce di popolazione (ben il 69%) più propense alla tecnologia, che guardano i programmi e li commentano in tempo reale. Il secondo schermo, è smartphone, tablet o computer. In più consideriamo la visione e condivisione di spezzoni da YouTube, la ricerca di contenuti stagionali etc.;

– la crescita di un ecosistema combinato di software e hardware in grado di coinvolgere lo spettatore, non più solo passivamente. Applicazioni come GetGlue o Miso permettono di creare reti sociali basate sulla visione di uno show, di dichiarare le proprie passioni (attraverso il check-in) e commentare con gli altri, guadagnando premi virtuali. Dal lato hardware questa convergenza è spinta dai “set top box” o da televisori che permettono di connettersi alla rete.

Secondo Forrester nel 2015 un terzo degli statunitensi avrà una Smart TV.

La Social TV crea anche l’occasione per attirare il pubblico più giovane e con esso anche gli inserzionisti pubblicitari. Dagli USA provengono le maggiori sperimentazioni: piattaforme TV o applicazioni per dispositivi mobili che permettono di vedere le trasmissioni e interagire in tempo reale oppure di aggiungere uno strato informativo alla visione o ancora programmi pensati per accogliere i suggerimenti degli spettatori, innestando un percorso di co-creazione dei contenuti.

Questo tipo di coinvolgimento “social web televisivo” richiede necessariamente una progettazione adeguata (supportata da software di analisi, anche semantica, delle conversazioni), di una spinta promozionale (l’acquisto di promoted tweet o visualizzazione dell’hashtag durante la messa in onda), di una gestione contestuale da parte di un team incaricato di stimolare l’audience.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, in Italia, devo aggiungere che mi capita spesso di vedere la TV da app dedicate sul mio smartphone, specialmente quando il temporale mi costringe ad attendere diversi minuti davanti alla scritta “nessun segnale”, seguita dal timer di spegnimento del televisore…

Aldo Palo

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