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Netflix, YouTube e il monopolio del traffico in Rete

I servizi di Video Streaming mettono a dura prova il traffico dati durante le ore di punta negli Stati Uniti.

Un crescita vertiginosa di utenti che aumenta proporzionalmente ai contenuti immessi da case di video produzione o internauti all’interno delle più popolari piattaforme di video sharing.

L’ultima indagine condotta dalla Sandvine ha infatti toccato un nervo scoperto nell’ambito della gestione del traffico in Rete nel territorio statunitense. Sembra infatti che, a fronte una impennata nella domanda di video contenuti, infrastrutture, aziende di telecomunicazioni e Internet Service Providers non siano in grado di fornire una risposta adeguata atta a soddisfare le necessità dell’internauta medio. La causa va ricerca nella crescita esponenziale degli utenti dei social content network, su tutti Netflix (34,9%) e YouTube (14%), sempre più avidi di video e viralità, soprattutto nelle ore di punta (Prime time e Week end), fasce in cui i Provider sembrano essere messi a dura prova, a discapito delle performance di streaming e broadcasting generate dalla congestione dei rispettivi network.

Purtroppo la soluzione non sembra essere a portata di mano e il dibattito su chi debba farsi carico dei costi per migliorare le infrastrutture è tuttora aperto. Da una lato gli Internet Provider chiedono a Netflix & Co. di investire in prima persona, dall’altro le piattaforme di video sharing sono riluttanti e chiedono a ISPs e amministrazioni di migliorare lo status quo. In mezzo gli utenti, che sempre più abituati a un utilizzo hic et nunc, rapido e buffer-less!

Come andrà a finire? Ipotizzabile che Netflix o Google sborsino di tasca propria qualche soldo entrando così direttamente nel mondo dei servizi provider? Non sarebbero così violati i principi di net neutrality aumentando ulteriormente il potere monopolistico di questi colossi dell’ICT? Staremo a vedere, anche alla luce di alcune proposte avanzate dal governo statunitense di creare una doppia Rete, da un lato quella comune, di uso quotidiano, dedicata agli utenti, dall’altro una privilegiata, di uso specifico, destinata ai Top Entrepeuners del Web (Amazon, eBay, Neflix, etc.).

E in Italia? Beh, il problema per ora non si pone, o meglio, non è supponibile, visto che prima di discutere di congestione del traffico dovremmo affrontare una carente e quasi assoluta mancanza di piani di investimento volti a digitalizzare il Paese. Il Digital Divide è più un punto asemantico e propagandistico, inserito in uno pseudo programma politico per le elezioni di turno, piuttosto che un vero problema da affrontare. Inoltre Netflix è ancora offlimits (dovremo chiedere a RAI e Mediaset il perché una piattaforma che cresce a dismisura non possa essere usata anche da noi?), così come lo è stato per anni Spotify sul versante musicale.

Staremo a vedere, nel frattempo qualcosa si muove, almeno in casa Google, costretta a riprogettare YouTube per il numero sconfinato di visualizzazioni raccolte dal video Gangam Style di Psy.

Tommaso Lippiello

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