Terremoto in Myanmar: il bilancio delle vittime sale a 3.354, la situazione è critica

Il terremoto in Myanmar ha causato oltre 3.300 morti e ingenti danni a edifici storici, mentre le operazioni di soccorso sono ostacolate dalla giunta militare e dalle tensioni locali.
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Una settimana dopo il devastante terremoto che ha colpito il Myanmar venerdì 28 marzo, il numero ufficiale di morti ha raggiunto quota 3.354, con centinaia di persone ancora disperse. La giunta militare al potere dal colpo di stato del 2021 ha reso difficile l’accesso ai giornalisti stranieri nel paese, ma alcuni reporter sono riusciti a entrare e documentare la situazione attuale.

L’arrivo dei giornalisti e le prime testimonianze

Tra i pochi giornalisti ad aver avuto accesso al Myanmar c’è Yogita Limaye della BBC News, che è riuscita a raggiungere Mandalay, la seconda città più grande del paese e prossima all’epicentro del terremoto. Entrata sotto copertura per evitare possibili arresti da parte della polizia segreta del regime, Limaye ha riportato immagini drammatiche della devastazione che ha colpito le aree settentrionali e centrali della città.

Nei suoi reportage video, pubblicati nei giorni successivi al sisma, Limaye descrive una scena desolante: “Ogni strada visitata presentava almeno un edificio completamente distrutto.” Mandalay era conosciuta come una delle principali destinazioni turistiche del Myanmar prima dell’escalation della guerra civile; negli ultimi anni aveva visto un notevole sviluppo urbano con nuovi palazzi costruiti in risposta alla crescente domanda turistica.

Danni ingenti agli edifici e ai siti storici

Un’analisi condotta dall’azienda Microsoft tramite immagini satellitari rivela l’entità dei danni subiti dalla città: oltre 515 edifici sono stati danneggiati in misura superiore all’80%, mentre altri 1.524 hanno subito danni tra il 20% e l’80%. Tra i luoghi storici compromessi ci sono il palazzo reale di Mandalay e il tempio buddista di Mahamuni, uno dei più importanti centri di pellegrinaggio nel paese.

Questa catastrofe non solo ha messo in ginocchio le infrastrutture locali ma ha anche minacciato la cultura storica del Myanmar. La perdita di questi monumenti rappresenta un duro colpo per l’identità nazionale già provata dalla crisi politica ed economica in corso dal golpe militare.

Criticità nei soccorsi umanitari

Il reportage della BBC evidenzia anche gravi carenze nelle operazioni di soccorso post-terremoto. Limaye riporta che le risorse disponibili erano insufficienti per affrontare l’emergenza; “Gli aiuti si sono concentrati principalmente nelle aree dove si pensava fossero intrappolate molte persone, trascurando altre zone bisognose d’intervento immediato.”

Molti sfollati hanno trovato rifugio nei parchi o in spazi aperti poiché non esistevano strutture adeguate ad accoglierli temporaneamente. Le distribuzioni degli aiuti avvenivano attraverso piccoli furgoni senza sufficientemente rifornire le popolazioni necessitate.

Nonostante siano stati richiesti aiuti internazionali alla giunta militare – nota per i suoi rapporti tesi con gran parte della comunità internazionale – questa si è mostrata riluttante ad accettare squadre di soccorso esterne preferendo ricevere beni materiali piuttosto che personale specializzato nell’emergenza umanitaria.

Ostacoli nella risposta governativa alle emergenze

In aggiunta alle difficoltà logistiche nella gestione dell’emergenza sismica, la giunta militare continua a ostacolare gli sforzi umanitari nelle vaste aree controllate dai gruppi ribelli presenti nel paese. Le forze armate birmani non solo non hanno mobilitato adeguatamente risorse per aiutare i cittadini colpiti dal terremoto ma hanno continuato a condurre operazioni contro i dissidenti armati anche dopo aver annunciato una tregua mercoledì scorso.

La situazione rimane complessa: mentre molte regioni sono sotto controllo ribelle o dissidente rispetto al governo centrale, quest’ultimo mantiene principalmente autorità sulle grandi città come Mandalay e Yangon. In questo contesto già instabile prima dell’evento sismico recente si prevede che gli effetti combinati porteranno ulteriormente alla destabilizzazione sociale ed economica nel breve termine.