Il 28 marzo 2025, un potente terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar, causando danni devastanti e una scia di distruzione che si è estesa ben oltre i confini nazionali. La stazione sismica Arob dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a Ripa di Olmo, nel comune di Arezzo, ha registrato l’evento sismico e ha fornito dati cruciali per comprendere la portata della catastrofe.
Dettagli sul terremoto in Myanmar
Alle ore 07:20 italiane , il terremoto ha avuto origine nel Myanmar, generando onde sismiche che hanno viaggiato attraverso la crosta terrestre. Sei giorni dopo l’evento, le autorità locali continuano a valutare i danni e le perdite umane. Le prime stime parlano già di migliaia di morti e dispersi. Gli effetti del sisma si sono fatti sentire anche a centinaia di chilometri dall’epicentro; tra questi spicca il crollo inatteso di un grattacielo in costruzione a Bangkok.
La stazione Arob ha registrato chiaramente l’intensità della scossa nonostante la distanza significativa dall’epicentro, pari a circa 7900 km. Questo evento dimostra come i terremoti possano avere ripercussioni globali grazie alla propagazione delle onde sismiche.
Analisi delle onde sismiche
L’analisi dei dati raccolti dal sismografo installato presso Ripa di Olmo mostra oscillazioni prolungate per oltre un’ora dopo l’inizio del tremore. Il tracciato del sismogramma evidenzia almeno cinque fasi distinte che giungono alla stazione aretina con tempistiche diverse dovute alla loro velocità e direzione all’interno della Terra.
La prima fase identificabile è quella P, arrivata ad Arob dopo circa undici minuti e venti secondi dall’inizio del sisma. Questa fase è seguita dalle onde PcP e PP . Le onde S hanno raggiunto la stazione aretina dopo venti minuti e trenta secondi; queste ultime si propagano più lentamente rispetto alle precedenti ma sono responsabili delle oscillazioni più marcate che caratterizzano gli eventi tellurici significativi.
Per comprendere meglio l’impatto dell’accaduto è utile considerare cosa significhi una magnitudo così elevata come quella registrata nel caso specifico: un terremoto con magnitudo M7.7 corrisponde approssimativamente all’intensità dei devastanti eventi avvenuti nella regione Turchia/Siria nel 2023 ed equivale all’incirca al potenziale distruttivo accumulato da cinquecento piccoli terremoti come quello avvenuto ad Assisi .
Propagazione della rottura lungo la faglia
Le prime analisi condotte da ricercatori americani dell’USGS insieme ai colleghi tedeschi del GFZ rivelano dettagli significativi sulla dinamica della rottura lungo la faglia Sagaing associata al sisma. Si osserva che questa rottura si sia propagata per circa cento chilometri verso nord mentre verso sud il movimento ha raggiunto almeno trecentocinquanta chilometri.
Un aspetto sorprendente emerso dagli studi preliminari riguarda la durata effettiva della rottura stessa: solo ottanta secondi anziché i duecentocinquanta previsti inizialmente per eventi simili con tale magnitudo. Questo fenomeno indica una velocità supersonica nella propagazione delle onde, definita “supershear”, tipica degli eventi superiori alla magnitudo sette.
Secondo quanto riportato dalla BBC, questo rilascio energetico diretto potrebbe aver amplificato ulteriormente gli effetti sul suolo anche a grandi distanze dal punto d’origine del sisma; ciò risulta particolarmente evidente nei bacini sedimentari come quello bangkokiano dove possono verificarsi risonanze capaci d’indurre accelerazioni tali da provocare ingenti danni strutturali agli edifici circostanti.