Il regista Marco Lorenzi porta in scena al Teatro Storchi di Modena lo spettacolo “Continueremo a chiamarla felicità. Studio su Rivoluzione, Ribellione e Desiderio nel teatro contemporaneo“. L’evento si svolgerà domani e domenica, coinvolgendo gli attori del Corso di Alta Formazione Attoriale Internazionale della Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro, parte del progetto Emilia Romagna Teatro Ert / Teatro Nazionale. Questo lavoro rappresenta un’opportunità per riflettere su temi cruciali attraverso la voce dei giovani artisti.
Un viaggio emotivo tra ribellione e felicità
Marco Lorenzi ha concepito questo spettacolo come un percorso che invita il pubblico a esplorare emozioni profonde legate alla ribellione e alla felicità. Il titolo non è casuale; deriva dal nome del corso frequentato dai 16 allievi, i quali hanno dedicato mesi interi a esplorare la loro identità artistica. “È stato un periodo speciale”, afferma Lorenzi, sottolineando l’importanza della ricerca personale per questi giovani attori. La loro esperienza si traduce in una performance che mira a esprimere le potenzialità artistiche insite in ciascuno di loro.
Le domande fondamentali che hanno guidato il lavoro sono state centrali nel processo creativo: cosa significa ribellarsi oggi? Come può una generazione trovare la propria voce in un contesto sociale complesso? Questi interrogativi non solo stimolano la riflessione individuale ma pongono anche sfide collettive sul significato della felicità nella società contemporanea.
Le domande chiave dietro lo spettacolo
Lorenzi spiega che le questioni affrontate dagli allievi sono state essenziali per costruire l’immaginario dello spettacolo. Domande come “Cosa vuol dire rivoluzione?” o “Esiste una trasformazione sociale senza violenza?” hanno alimentato il dibattito interno al gruppo. Questi temi non sono solo teorici; toccano aspetti pratici della vita quotidiana dei giovani d’oggi, invitandoli a considerare come possono contribuire a cambiare il mondo intorno a loro.
La ricerca della felicità viene vista non solo come un obiettivo personale ma anche come una questione collettiva da affrontare insieme. La sfida consiste nel tradurre desideri individuali in azioni condivise senza perdere di vista gli ideali fondamentali che guidano ogni generazione verso un futuro migliore.
Una drammaturgia originale ispirata ai classici
Per sviluppare questa narrazione complessa, gli studenti hanno fatto riferimento ad opere significative come “Rivoluzioni” di Fabrizio Sinisi, “I Giusti” di Albert Camus e “Giulio Cesare” di William Shakespeare. Questi testi offrono prospettive diverse sulla storia delle rivoluzioni e delle lotte sociali nei vari contesti storici trattati: dalla Russia del 1905 descritta da Camus all’Italia degli anni ’60-’70 secondo Sinisi fino ad arrivare al presente con uno sguardo critico sulla realtà modenese del 2025.
Attraverso questa fusione temporale ed emotiva, lo spettacolo cerca di creare una drammaturgia originale capace di intrecciare esperienze passate con quelle attuali, rendendo i temi universali accessibili alle nuove generazioni. In questo modo si spera non solo d’intrattenere ma anche d’incitare alla riflessione su questioni rilevanti per tutti noi oggi.