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La forza del Social? Il passaparola

Le raccomandazioni Social influenzano le scelte di acquisto dei consumatori in Rete.

Social Recommendations

                                                                                               Fonte – Photopin.com

Fuori è buio, sulla mia finestra rimbalza la pioggia ed in rete riecheggiano le consuete frasi sui Social Network:

Proposta
  • Facebook compie 10 anni…
  • Pinterest e Instagram diffondono comunicazione attraverso le immagini…
  • Google+ cresce a vista d’occhio…

Mancano solo le consuete frasi “sulle mezze stagioni”e poi saremmo pronti per il festival delle ovvietà  :mrgreen:

Dunque, perché i  Social stanno avendo successo?

Per svariati motivi, tuttavia ce n’è uno in particolare:

I Social Network hanno il potere di amplificare il passaparola

Il caro vecchio passaparola è la leva più forte che spinge un consumatore a decidere di fare un acquisto.

Infatti le persone si sentono più o meno coinvolte emotivamente attraverso la letture e l’ascolto di racconti ed esperienze vissute da altri.

Questo è un elemento importante da considerare in un mondo nel quale ciscuno di noi viene letteralmente bombardato da input commerciali esterni. La pubblicità è ovunque: sui giornali, TV, online.

Altri fattori  importanti sono:

  • I consigli di amici o colleghi
  • Le recensioni positive (online) di prodotti o servizi

In questa interessante infografica di Torben Rick – uno dei maggiori esperti Europei in ambito di Change Management – si evidenziano quanto le scelte di acquisto vengano influenzate da questi fattori.

Il Potere delle Raccomandazioni in Rete

I Social Network diventano snodi autostradali  dove i clienti condividono sempre di più le loro esperienze (siano esse positive o negative).

Di contro, sono anche il punto d’incontro con gli osservatori che leggono le recensioni dei clienti e valutano attentamente prodotti, servizi e affidabilità dell’azienda che li vende.

Pro e contro delle Social-Raccomandazioni

Occorre che le aziende si rendano conto in fretta che la qualità delle recensioni online su di esse  ha ed avrà un’influenza diretta sempre più rilevante sui loro risultati di Business.

Di conseguenza si attrezzino adeguatamente avvalendosi di professionisti in grado di gestire non solo le interazioni con i clienti attraverso i Social Network, ma soprattutto di monitorare monitorando il passaparola in rete.

Cosa sta facendo la tua azienda per tutelare la propria reputazione online?

Paolo Fabrizio

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Paolo Fabrizio

Social CRM, Blogger, Speaker. Ascoltare, interagire e condividere sono elementi del mio DNA. Pseudo-poliglotta (inglese, spagnolo, tedesco) con la passione per la musica, i viaggi ed il Rugby. Seguimi su:

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3 Comments

  1. Paolo, bellissimo articolo che coglie nel segno un problema nostrano: le aziende non hanno strumenti e capacità di fare social listening, e tutto quello che succede in rete, secondo me, tende a scivolargli addosso. Stavo riflettendo (e scrivendo) proprio su questo aspetto poco fa, per cui il tuo post mi ha colpito: se la maggior parte delle aziende italiane (e non solo) inibisce addirittura l’accesso ai social media da parte dei propri dipendenti, non perde in questo modo anche una forma di controllo e “difesa sociale” della propria azienda da parte di chi la vive ogni giorno? L’alternativa è evidentemente definire delle policy e incoraggiare l’uso dei SM per curare creativamente e dal basso l’immagine aziendale.
    Oggi, ad esempio, una mia collaboratrice mi ha ricordato che è S. Valentino, e che sarebbe stato il caso di rimarcare la cosa sulla nostra (neonata) pagina FB aziendale. Non ci avevo pensato, e per me è stata ovviamente una soddisfazione! Non ci vuol molto, in fondo, per capire che queste cose convengono a tutti, e in primo luogo proprio all’immagine pubblica delle nostre aziende…

    1. Ciao Fabio
      concordo con te. C’è la necessità di essere sui social e di farlo nel modo più professionale possibile. In una azienda per la quale ho lavorato (settore pubblico) la paura di approdare ai social e di lasciare liberi i dipendenti era lo spauracchio costante e inesorcizzabile. Purtroppo, che loro fossero o meno online, che concedessero o meno l’accesso ai dipendenti, in Rete i rumors erano già presenti, e non sempre positivi. Piuttosto che guardare altrove o “fare spalline” penso sia meglio interagire con gli utenti (magari fornendosi di tool di monitoraggio che intercettino il sentiment) e provare a capire cosa non va! D’altronde, non è questa la forza dei Social? Avvicinare l’utente all’azienda e viceversa?
      Dobbiamo ancora imparare, siamo ancora abituati al distacco B-2-C e a trincerarci dietro un marchio impersonale.

    2. Ciao Fabio,
      Grazie per il commento e per aver apprezzato il tema dell’articolo.
      Hai colto un tema importante: la diffidenza delle aziende nostrane nei confronti.
      Se all’estero molte aziende utilizzano i Social Network, è grazie ai clienti stessi che chiedono di interagire attraverso tali strumenti, anziché via telefono o Email.
      Il fatto stesso che l’Email sia nata e precocemente invecchiata nel giro di in un paio di decenni (diventando veicolo di comunicazione ‘tradizionale’) rende l’idea della velocità dei cambiamenti.
      La comunicazione evolve molto più velocemente di quanto possa farci comodo.

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