Sequestro di 350mila euro a Reggio Calabria: indagati 15 soggetti per truffa ai danni dello Stato

A Reggio Calabria, la Guardia di Finanza sequestra 350mila euro a quindici individui accusati di truffa e falsificazione per ottenere indebitamente pensioni e sussidi pubblici.
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A Reggio Calabria, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro di 350mila euro nei confronti di quindici individui accusati di reati legati al falso e alla truffa. L’operazione è il risultato di un’indagine complessa coordinata dalla Procura della Repubblica locale, che ha portato alla scoperta di un sistema fraudolento volto a ottenere indebitamente pensioni e sussidi da enti pubblici come l’INPS.

L’indagine avviata nel 2020

L’attività investigativa è iniziata nel 2020 con una perquisizione presso l’abitazione di un infermiere del Grande Ospedale Metropolitano. Durante questo intervento, le forze dell’ordine hanno rinvenuto una notevole quantità di documentazione sospetta, suggerendo la presenza di una rete organizzata dedita alla falsificazione. Tra i materiali sequestrati figuravano timbri appartenenti ad amministrazioni pubbliche e medici locali, oltre a referti medici e certificazioni sanitarie apparentemente autentiche ma in realtà alterate.

Le indagini hanno rivelato che i documenti falsificati includevano richieste per pensioni d’invalidità indirizzate all’INPS con esiti manipolati. Alcuni dei documenti erano stati modificati con correttori o presentavano segni evidenti di manomissione. La scoperta iniziale ha spinto gli investigatori a condurre ulteriori approfondimenti attraverso acquisizioni documentali presso vari enti statali e interviste ai medici coinvolti.

Falsificazione dei certificati

Le verifiche effettuate dai finanzieri hanno confermato che molti dei professionisti sanitari citati nei certificati non avevano mai redatto tali atti né riconoscevano le firme apposte su questi ultimi. Questo aspetto ha messo in luce la gravità delle frodi perpetrate dai quindici indagati, che avrebbero utilizzato atti falsificatori per ottenere vantaggi economici indebiti.

In particolare, alcuni degli indagati si sono avvalsi delle false certificazioni non solo per ricevere pensionamenti ingannevoli ma anche per accedere ad altri benefici come protesi gratuite o iscrizioni nelle liste delle categorie protette. Questi vantaggi includevano agevolazioni fiscali sull’acquisto auto, esenzioni dal ticket sanitario e priorità nell’assegnazione degli alloggi popolari.

Frode processuale tra gli indagati

Un ulteriore sviluppo dell’indagine ha rivelato che alcuni soggetti coinvolti sono stati accusati anche di frodi processuali. Questi individui avevano presentato le stesse false certificazioni in ricorsi al Tribunale CivileSezione Lavoro dopo aver visto respinte le loro domande iniziali per sussidi statali. In questo modo cercavano d’ingannare i consulenti del giudice riguardo alle loro reali condizioni sanitarie necessarie per ottenere i benefici richiesti.

Questa operazione rappresenta un’importante azione contro le frodi ai danno dello Stato da parte della Guardia di Finanza reggina e della Procura della Repubblica locale. Le autorità continuano a monitorare attentamente situazioni simili al fine d’assicurare la tutela del bilancio pubblico contro pratiche illegittime miranti all’accaparramento indebito delle risorse destinate ai cittadini bisognosi.