Il 5 aprile 2025, Roma ha fatto un passo significativo nella lotta contro la criminalità organizzata, trasformando beni confiscati in spazi dedicati al supporto sociale. Tra questi, un condominio vicino a Cola di Rienzo è diventato il nuovo centro antiviolenza dell’associazione “Differenza donna“. Qui, donne e bambini in situazioni di pericolo possono trovare rifugio e assistenza. Questo processo non è isolato; nella capitale sono circa 150 gli immobili sequestrati che hanno trovato una nuova vita come luoghi di utilità pubblica.
La trasformazione dei beni confiscati
Negli ultimi anni, Roma ha avviato un’importante iniziativa per restituire i beni confiscati alla criminalità organizzata alla comunità. Gli immobili che prima erano utilizzati per attività illecite ora ospitano servizi sociali fondamentali. Il caso del condominio che ospita “Differenza donna” è emblematico: prima era un lussuoso appartamento adibito a scopi criminali e ora offre protezione alle vittime di maltrattamenti e stalking.
La città ha dimostrato una notevole capacità nel riutilizzare questi spazi per il bene comune. Otto volte su dieci, i beni sequestrati vengono convertiti in centri sociali o altre strutture utili alla comunità. Questo approccio non solo contribuisce al recupero delle vittime ma rappresenta anche un segnale forte contro la cultura della violenza e della sopraffazione.
In questo contesto si inserisce anche la chiusura temporanea del chiosco Hakuna Matata a Ostia, parte della movida estiva romana. La struttura sarà restituita ai cittadini attraverso bandi pubblici, seguendo l’esempio di altri spazi già ristrutturati e riutilizzati con successo.
Forum sulla restituzione dei beni
Roma si distingue tra le città italiane per avere istituito forum dedicati al tema dei beni confiscati. Recentemente si è tenuto un incontro pubblico dove istituzioni locali, cittadini e rappresentanti del terzo settore hanno discusso strategie concrete per dare nuova vita agli immobili sottratti alla mafia. L’assessore Tobia Zevi ha sottolineato come il Campidoglio stia lavorando attivamente per rendere questi luoghi punti di riferimento nei vari Municipi.
Tra le strutture menzionate ci sono la Palestra delle Legalità gestita dall’Asilo Savoia e la Casa della Solidarietà in via degli Equi. Questi esempi dimostrano come sia possibile trasformare edifici precedentemente legati ad attività illegali in risorse preziose per le comunità locali.
La discussione ha incluso anche progetti futuri riguardanti altri spazi sul litorale romano come Village ed Hakuna Matata; entrambi saranno messi a bando affinché possano essere gestiti da associazioni o cooperative locali impegnate nel sociale.
Progetti futuri e gestione degli immobili
Un altro aspetto importante emerso dal forum riguarda l’implementazione dell’Atlante, un sistema informativo che geolocalizza tutti gli immobili disponibili nel Comune di Roma. Questa piattaforma permetterà una gestione più trasparente ed efficiente degli spazi confiscati dalla mafia; infatti fornirà informazioni dettagliate su ogni immobile riguardo all’uso attuale o futuro previsto.
Barbara Funari, delegata al sociale del Comune, ha evidenziato come già trenta immobili siano stati affidati al Dipartimento Politiche Sociali grazie anche ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza . Questi edifici diventeranno case accoglienti per persone con disabilità o anziani senza dimora; alcuni progetti prevedono coabitazioni pensate appositamente per anziani che desiderano sentirsi parte integrante della comunità.
L’obiettivo finale è quello di garantire che ogni bene sottratto all’economia sommersa possa assumere una funzione positiva nella società civile romana, contribuendo così a rafforzare i valori legali ed etici nelle diverse aree urbane coinvolte nel progetto.
Opportunità future con nuovi immobili
Durante il dibattito si è parlato anche dell’opportunità offerta da circa 300 ulteriori proprietà ancora sotto gestione dell’Agenzia Nazionale competente ma non ancora assegnate a causa di debiti o abusi pregressi associabili agli ex proprietari mafiosi. Queste strutture potrebbero rappresentare una risposta concreta all’emergenza abitativa crescente nella capitale italiana se adeguatamente recuperate.
Il percorso intrapreso da Roma mostra chiaramente come sia possibile ripristinare legalmente luoghi precedentemente associabili ad attività criminose rendendoli nuovamente vitalizzati attraverso usanze socialmente responsabili.