Un nuovo sviluppo potrebbe cambiare il corso delle indagini sull’incidente che ha portato alla morte di Luca Pulsinelli, comandante dei carabinieri forestali di Villetta Barrea. Il sinistro, avvenuto il 16 giugno 2024 lungo la Statale 83 Marsicana a Opi, è tornato al centro dell’attenzione grazie alla testimonianza di un giovane presente sul luogo dell’incidente. Questo elemento potrebbe fornire informazioni cruciali per chiarire le dinamiche della tragedia.
La figura del super testimone
La scoperta del super testimone, un ragazzino che si trovava all’incrocio al momento dell’incidente, è stata resa nota dallo studio legale Di Rocco. Questo studio assiste la famiglia di Antonello De Arcangelis Del Forno, l’operaio indagato per omicidio stradale e trovato morto nel suo garage lo scorso settembre in circostanze tragiche. La convocazione dei genitori del minore è stata avviata per raccogliere dichiarazioni che potrebbero influenzare l’esito delle indagini.
L’incidente ha avuto ripercussioni significative non solo sulla vita della vittima ma anche su quella dell’indagato De Arcangelis. Le autorità hanno aperto un secondo fascicolo riguardante l’istigazione al suicidio dopo la morte dell’uomo. Questa nuova direzione nelle indagini si basa sulle evidenze emerse dalle dichiarazioni difensive presentate dall’avvocato Massimo Di Rocco alla Procura della Repubblica di Sulmona.
Ricostruzione degli eventi
Secondo quanto riportato dalla difesa e supportato dalle testimonianze raccolte, il giorno dell’incidente non erano presenti solo Pulsinelli e De Arcangelis ma anche altri veicoli e persone che non sono state annotate nel fascicolo d’indagine ufficiale. Dalla consulenza tecnica emergono dettagli significativi: Pulsinelli stava guidando una Suzuki 600 e avrebbe tentato di sorpassare a sinistra un gruppo di pedoni prima di imbattersi in un tombino e schiantarsi contro un muretto.
Dall’altra parte, De Arcangelis avrebbe già attraversato l’incrocio con la sua Ford Fiesta senza interferire con il motociclista. L’analisi postuma ha stabilito che non ci sia stata collisione tra i due veicoli coinvolti; ciò suggerisce una turbativa nella normale circolazione stradale come causa principale del sinistro.
Tuttavia, alcuni eventi successivi all’incidente sollevano interrogativi sulla responsabilità attribuita a De Arcangelis. Secondo le affermazioni raccolte dalla difesa, sarebbe stato soggetto a pressioni da parte delle persone presenti sul luogo dell’incidente, inducendolo a sentirsi colpevole senza reali motivi fondati.
Pressione psicologica su de arcangelis
Le circostanze intorno alla morte di Antonello De Arcangelis sono complesse e inquietanti. Dopo essere stato sottoposto a perquisizione domiciliare ed aver subito il sequestro della propria auto insieme al ritiro della patente, l’uomo avrebbe vissuto una crescente pressione psicologica che lo ha portato ad uno stato critico dal punto di vista emotivo.
De Arcangelis aveva espresso preoccupazioni riguardo alle possibili conseguenze legali del suo coinvolgimento nell’incidente; temeva ripercussioni anche nei confronti della moglie presente sul posto con lui in quel momento fatidico. Inoltre emerge dai documenti processuali come avesse cercato informazioni online sui rischi legati alle condanne penali in caso fosse stato riconosciuto colpevole.
Il nuovo fascicolo aperto dalla Procura per istigazione al suicidio contempla ora la possibilità che qualcuno possa aver contribuito allo stato mentale precario dell’operaio prima del gesto estremo compiuto da quest’ultimo.
Con l’audizione prevista dei genitori del minore considerato super testimone si apre ora uno scenario potenzialmente decisivo nelle indagini sull’accaduto; questo potrebbe fornire elementi finora trascurati dalle autorità competenti nella ricostruzione ufficiale degli eventi legati all’incidente mortale.