Non basta piantare alberi: il ruolo del carbonio nell’ecosistema e la sua gestione

Un recente studio mette in discussione l’efficacia delle sole piantagioni di alberi nel contrastare il riscaldamento globale, evidenziando il ruolo cruciale della biomassa non vivente nello stoccaggio del carbonio.
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La questione del riscaldamento globale è diventata centrale nei dibattiti scientifici e politici. Un recente studio pubblicato su Science ha messo in discussione l’efficacia delle sole piantagioni di alberi come soluzione al problema, rivelando che gran parte dell’anidride carbonica assorbita dalle terre emerse proviene da biomassa non vivente. Questo articolo esplorerà i risultati dello studio, le implicazioni per la gestione del carbonio e il futuro delle politiche climatiche.

Il ciclo del carbonio e l’impatto umano

Il carbonio è un elemento fondamentale per la vita sulla Terra, presente nel DNA degli organismi e nelle proteine. Esso circola attraverso vari sistemi: atmosfera, suoli e oceani. Negli ultimi due secoli, le attività umane hanno alterato significativamente questo ciclo naturale, immettendo enormi quantità di CO2 nell’atmosfera attraverso l’estrazione e la combustione di combustibili fossili. Le concentrazioni di CO2 sono aumentate drasticamente da 280 ppm nel 1850 a oltre 420 ppm nel 2024.

Questo accumulo atmosferico ha conseguenze dirette sull’effetto serra, contribuendo al riscaldamento globale. Mentre una parte della CO2 viene assorbita dagli oceani — aumentando però anche la loro acidificazione — un’altra porzione viene trattenuta dalle terre emerse. Tuttavia, uno studio recente ha chiarito che non è solo il verde delle foreste a giocare un ruolo cruciale in questo processo.

Nuove scoperte sullo stoccaggio del carbonio

Lo studio condotto dal California Institute of Technology ha rivelato che circa il 30% della CO2 prodotta da attività umane viene immagazzinata nelle terre emerse principalmente sotto forma di biomassa non vivente come residui forestali o materia organica morta nel suolo. Contrariamente alle credenze precedenti che attribuivano agli alberi un ruolo predominante nella cattura della CO2 tramite fotosintesi, i ricercatori hanno scoperto che gran parte dell’immagazzinamento avviene attraverso processi legati alla decomposizione dei materiali organici.

Le aree umide ed i fondali dei bacini idrici sono stati identificati come importanti serbatoi di carbonio grazie all’accumulo stratificato dei residui organici nei sedimenti acquatici. Anche il legname utilizzato nelle costruzioni contribuisce allo stoccaggio del carbonio; pertanto gli autori dello studio suggeriscono una rivalutazione dei modelli attuali utilizzati per stimare le capacità di assorbimento delle foreste.

I dati a supporto delle nuove teorie

I ricercatori hanno analizzato dati raccolti tra il 1992 e il 2019 per valutare quanto carbonio fosse stato effettivamente immagazzinato dalle terre emerse durante quel periodo: circa 35 miliardi di tonnellate con un margine d’incertezza significativo . L’assorbimento annuale è aumentato negli anni passando da circa 0,8 GtC a quasi 1,7 GtC all’anno in risposta all’aumento della concentrazione atmosferica di CO2.

Tuttavia, durante lo stesso intervallo temporale si è osservata una crescita limitata della biomassa forestale globale; solo circa l’3% del carbonio antropogenico sarebbe stato stoccato dalla vegetazione viva secondo questa nuova analisi—un dato nettamente inferiore rispetto alle stime precedenti basate su modelli computazionali tradizionali.

Implicazioni per le politiche climatiche

I risultati ottenuti dai ricercatori pongono interrogativi sulle strategie attuali destinate alla mitigazione del cambiamento climatico. La ricerca sottolinea infatti l’importanza degli interventi umani nella gestione degli ecosistemi naturali; bonifiche inappropriate possono compromettere pozzi significativi di carbonio mentre pratiche più sostenibili potrebbero favorire nuovi depositi.

L’Unione Europea sta già sviluppando schemi volti alla certificazione dei meccanismi per rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera con incentivi finanziari mirati sia a tecnologie innovative sia ad approcci più tradizionali come pratiche agricole sostenibili note come “carbon farming“. Questi sforzi evidenziano quanto sia cruciale integrare conoscenze scientifiche aggiornate nella formulazione delle politiche ambientali future affinché possano affrontare efficacemente la crisi climatica in corso senza trascurare gli elementi fondamentali dell’ecosistema terrestre.