Negli ultimi mesi, molte multinazionali hanno deciso di rimuovere le pagine dedicate al Pride Month dai loro siti web e di revocare il supporto a iniziative per l’inclusione. Questa tendenza è particolarmente evidente tra le aziende con sede legale negli Stati Uniti, che hanno cancellato i programmi di diversità, equità e inclusione in risposta all’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump all’inizio del suo mandato. Questo provvedimento prevede l’eliminazione dei programmi Dei da tutte le agenzie federali.
Le reazioni delle multinazionali ai cambiamenti politici
Alcune grandi aziende hanno atteso l’arrivo dell’amministrazione Trump per modificare la loro posizione sui diritti civili delle comunità LGBTQ+ e afroamericane. Altre, invece, avevano già iniziato a seguire una linea “anti-woke”, guadagnando consensi durante la campagna elettorale statunitense. Tra queste spiccano diversi rami europei di multinazionali americane; ad esempio, il braccio italiano di Microsoft ha partecipato come sponsor ufficiale al Milano Pride nel giugno 2024 ma ha smantellato la propria squadra Dei già dal mese successivo citando “rinnovati bisogni di mercato”.
Amazon è un altro caso emblematico: dopo aver sfilato al Milano Pride con un carro intitolato “Glamazon”, ha eliminato dal proprio sito sezioni dedicate all’equità per le persone nere e ai diritti LGBTQ+, rimuovendo anche il termine “transgender”. La pagina dedicata alla diversità ora appare sotto il titolo “Esperienze inclusive e tecnologia”. Anche Meta ha rivisto drasticamente le proprie linee guida sulle condotte d’odio a gennaio 2025, eliminando riferimenti specifici a protezioni per la comunità LGBTQ+. Le nuove linee guida permettono contenuti che definiscono l’omosessualità come una malattia mentale.
L’impatto sulle campagne per i diritti civili
Google ha anch’essa abbandonato simbolicamente eventi significativi come il Pride Month e il Black History Month. Inoltre, in seguito agli ordini esecutivi dell’amministrazione Trump, Google ha modificato alcune denominazioni geografiche nelle sue mappe statunitensi. Queste azioni non sono isolate; altre compagnie come McDonald’s, Walmart e Boeing hanno anch’esse ridotto o annullato i propri programmi Dei o dichiarazioni pubbliche a sostegno delle comunità emarginate.
Le ragioni dietro queste scelte possono essere ricondotte alle pressioni esercitate da attivisti conservatori contro quelle aziende che si erano espresse in favore dei diritti civili. Campagne orchestrate da influencer come Robby Starbuck hanno spinto diverse grandi imprese ad abbandonare cause legate ai diritti LGBTQ+ o alle minoranze etniche.
Critiche alle politiche aziendali sul supporto ai diritti
Questi sviluppi hanno suscitato forti critiche tra gli attivisti dei diritti umani che accusano le aziende di praticare quello che viene definito “rainbowashing”. Questo termine descrive la tendenza delle imprese ad aderire formalmente alle campagne per i diritti civili senza un reale impegno verso miglioramenti concreti nella vita quotidiana delle comunità marginalizzate. Spesso tali adesioni avvengono solo quando vi è una visibilità mediatica significativa o opportunità economiche dirette.
Le critiche si intensificano quando si osserva quanto sia facile per queste aziende ritirarsi dalle battaglie sociali quando ciò diventa poco conveniente economicamente o quando vengono meno finanziamenti esterni.
Il punto di vista degli attivisti
Attivisti appartenenti a diverse categorie marginalizzate denunciano questo comportamento ipocrita da parte delle multinazionali. Roberta Parigiani del Movimento Identità Trans sottolinea come questo voltafaccia dimostri chiaramente che molte aziende non sono mai state vere alleate ma piuttosto sfruttavano esigenze sociali a fini profittevoli. Secondo Parigiani, questa situazione mette in evidenza quanto sia fragile il supporto offerto dalle corporation nei momenti critici.
Il messaggio trasmesso dalla recente retrazione del sostegno aziendale è chiaro: finché gli interessi economici rimarranno prioritari rispetto alla lotta per i diritti umani fondamentali, nessun progresso potrà considerarsi sicuro nel lungo termine.