La serie Tredici e il dibattito sulla rappresentazione del suicidio tra i giovani

La serie “Tredici” ha suscitato polemiche per la sua rappresentazione del suicidio, evidenziando un aumento dei casi tra i giovani e sollevando preoccupazioni sulla responsabilità dei media nella salute mentale.
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La serie “Tredici” ha sollevato un acceso dibattito riguardo alla rappresentazione del suicidio nei media, in particolare tra i giovani. Nonostante le ricerche abbiano smentito l’idea che film e programmi televisivi siano la causa principale della violenza giovanile, esistono eccezioni significative. Questo articolo esplora il caso di “Tredici”, analizzando le reazioni suscitate dalla sua messa in onda e l’impatto che ha avuto sui giovani spettatori.

La trama di Tredici e la controversia sul suicidio

“Tredici” racconta la storia di Hannah Baker, una giovane studentessa che decide di togliersi la vita. Dopo il suo tragico gesto, alcuni compagni della Liberty High School trovano delle cassette audio in cui Hannah spiega i tredici motivi che l’hanno portata a questa decisione estrema. La serie ha riscosso un enorme successo su Netflix, diventando rapidamente uno dei titoli più visti sulla piattaforma.

Tuttavia, la scelta degli autori di mostrare esplicitamente il momento del suicidio ha generato forti polemiche. La scena dura circa tre minuti ed è caratterizzata da una rappresentazione cruda e traumatica dell’evento. Questa decisione è stata criticata da esperti nel campo della salute mentale, psicologi e consulenti scolastici per il rischio potenziale di emulazione tra gli adolescenti.

Le preoccupazioni riguardanti l’impatto negativo della serie sono state amplificate dal fatto che molti adolescenti si sono identificati con Hannah Baker e le sue difficoltà personali. Gli esperti hanno avvertito che una simile esposizione potrebbe influenzare negativamente i ragazzi già vulnerabili o in crisi emotiva.

L’aumento dei casi di suicidio dopo la messa in onda

Uno studio condotto dal National Institute of Health ha evidenziato un aumento significativo dei casi di suicidio tra i ragazzi dai 10 ai 17 anni nel mese successivo alla diffusione della prima stagione di “Tredici”. In particolare, si è registrato un incremento del 28.9% rispetto ai dati precedenti al lancio dello show nel marzo 2017.

Questo aumento è stato considerato allarmante dagli studiosi poiché rappresentava il picco più alto negli ultimi cinque anni analizzati nello studio. I ricercatori hanno notato come questo trend colpisse soprattutto i giovani maschi, suggerendo quindi una correlazione diretta con l’esposizione a contenuti sensibili come quelli presentati nella serie.

In risposta a questi risultati preoccupanti, gli esperti hanno chiesto alle case produttrici maggiore responsabilità nella rappresentazione delle tematiche delicate nei loro prodotti mediatici. Hanno sottolineato l’importanza dell’approccio educativo nell’affrontare argomenti complessi come quello del suicidio per evitare effetti indesiderati sugli spettatori più impressionabili.

Le misure adottate da Netflix

Di fronte alle crescenti critiche ricevute dopo la messa in onda della prima stagione de “Tredici”, Netflix ha deciso di intervenire per affrontare le preoccupazioni sollevate dagli esperti sulla sicurezza dei giovani spettatori. Tra le misure adottate vi è stata l’introduzione di un disclaimer all’inizio degli episodi insieme al bollino VM14 .

Con l’arrivo della terza stagione dello show, Netflix ha ulteriormente modificato il contenuto originale tagliando completamente la scena controversa del suicidio nel primo episodio. Il servizio streaming ha dichiarato: «Abbiamo pensato molto al dibattito in corso attorno alla serie… abbiamo deciso con il creatore Brian Yorkey e con i produttori…». Questa modifica riflette non solo una risposta alle critiche ma anche un tentativo concreto da parte dell’azienda per garantire maggiore sensibilità verso temi così delicati nelle produzioni destinate a un pubblico giovane.

Queste azioni dimostrano quanto sia importante considerare attentamente gli effetti potenziali delle narrazioni mediali sulle fasce più vulnerabili della popolazione giovanile mentre si continua ad affrontare questioni complesse legate alla salute mentale attraverso storie coinvolgenti ma responsabili.