La lotta di un padre per la giustizia dopo la morte della figlia in un incidente aereo

Fabrizio Bianchini racconta la sua lunga battaglia legale per giustizia e risarcimento dopo la tragica morte della figlia Silvia in un incidente aereo nel 2010, evidenziando le ingiustizie subite.
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La tragica vicenda di Fabrizio Bianchini, che ha perso la figlia Silvia in un incidente aereo nel 2010, continua a segnare profondamente la sua vita. Il padre racconta il lungo percorso giudiziario intrapreso per ottenere giustizia e risarcimento, evidenziando le difficoltà e le ingiustizie che ha affrontato negli anni.

La tragedia del volo ultraleggero

Il 5 aprile 2010 è una data indelebile nella memoria di Fabrizio Bianchini. In quel giorno, sua figlia Silvia, allora sedicenne e appassionata di volo, morì durante il suo primo volo su un ultraleggero nei cieli di Lodi. Il sogno della ragazza si trasformò in incubo quando l’aereo si schiantò mentre sorvolava il fiume Adda. A bordo c’era anche il pilota Giacomo Andena, anch’egli deceduto nell’incidente. Fabrizio aveva firmato una liberatoria per permettere alla figlia di salire sull’aereo come regalo per il suo compleanno.

Da quel momento iniziò un calvario fatto non solo di dolore personale ma anche di battaglie legali complesse e frustranti. Il padre ricorda con amarezza le parole del giudice che lo esortava ad accettare un risarcimento considerato insufficiente: «Pochi, sporchi e maledetti». Queste frasi hanno segnato profondamente Fabrizio, alimentando una rabbia che ancora oggi lo spinge a non arrendersi nella ricerca della verità.

Un sistema giudiziario difficile da affrontare

Fabrizio vive a Massalengo ed esprime la sua frustrazione nei confronti del sistema giudiziario italiano: «I giudici fanno quello che vogliono», afferma con rassegnazione mentre riflette sulla situazione attuale della sua famiglia. Dopo anni senza sviluppi significativi nel procedimento penale riguardante l’incidente mortale, l’unico progresso è stato rappresentato dal processo civile avviato dai genitori contro i responsabili dell’accaduto.

Tuttavia, anche questo percorso legale ha presentato ostacoli imprevisti. Nel corso delle udienze iniziali è emerso che la convivente del pilota aveva offerto una somma ritenuta insufficiente dai familiari della vittima: 400 mila euro da dividere tra i genitori. Nonostante questa proposta fosse considerata inadeguata dalla famiglia Bianchini, il processo è proseguito senza bloccare i conti della donna romena ereditiera del patrimonio del pilota.

Le complicazioni economiche e morali

Nel 2014 si sono verificati ulteriori sviluppi sfavorevoli per Fabrizio Bianchini quando scoprì che l’eredità era stata trasferita all’estero in un fondo lussemburghese. Questo trasferimento ha reso difficile se non impossibile recuperare i fondi destinati al risarcimento stabilito dal tribunale civile di Lodi inizialmente fissato a oltre settecentomila euro; cifra ora lievitata oltre il milione considerando gli interessi maturati nel tempo.

Fabrizio denuncia come le sue richieste siano state sistematicamente respinte dai magistrati locali: «Sostenendo che lei risiedesse stabilmente qui». Questa situazione ha generato ulteriore dolore alla famiglia già provata dalla perdita: «Tutto quello che avevamo è stato distrutto da questa tragedia», commenta Pietro Bianchini riferendosi agli effetti devastanti dell’incidente sulla loro vita quotidiana.

Una battaglia continua per giustizia

Oltre al desiderio di ottenere un risarcimento economico adeguato alla gravità dell’accaduto, ciò su cui insiste Fabrizio è soprattutto il riconoscimento morale dei torti subiti dalla sua famiglia attraverso decisioni discutibili dei tribunali coinvolti nella vicenda legale. Per lui ogni errore commesso deve essere responsabilizzato: «Un giudice deve pagare se sbaglia», afferma con fermezza mentre cerca supporto pubblico affinché venga fatta chiarezza su quanto accaduto negli ultimi quindici anni.

La storia dolorosa dei Bianchini rimane aperta; essenziale ora sembra essere trovare pace dopo tanto soffrire sia per loro stessi sia in memoria della giovane Silvia scomparsa troppo presto.