Il disegno di legge S 832, attualmente in discussione presso la commissione Giustizia del Senato, sta suscitando un acceso dibattito tra le associazioni femminili e i legislatori. Proposto da un gruppo di senatori della maggioranza, il ddl mira a stabilire una bigenitorialità perfetta senza considerare le specifiche situazioni familiari. Le critiche si concentrano sull’assenza di protezioni per i minori in caso di violenza domestica e sul rischio che il benessere dei bambini venga sacrificato a favore di un principio rigido.
Il contenuto del disegno di legge S 832
Il disegno di legge S 832 propone una riforma radicale dell’affidamento dei minori, introducendo l’obbligo per i magistrati di garantire una bigenitorialità perfetta. Questo significa che entrambi i genitori devono avere pari diritti e doveri nei confronti dei figli, con l’obbligo che questi vivano alternativamente nelle rispettive abitazioni. L’intento dichiarato è quello di tutelare il diritto dei bambini a mantenere relazioni significative con entrambi i genitori.
Tuttavia, la formulazione del ddl ha sollevato preoccupazioni significative. Le associazioni come Radfem denunciano che non sono previste misure adeguate per affrontare situazioni in cui uno dei genitori possa rappresentare un rischio per il bambino o l’altro genitore. La mancanza di valutazione da parte del giudice riguardo alla sicurezza del minore è vista come una grave lacuna nel testo legislativo.
Inoltre, viene introdotto il concetto controverso dell'”alienazione parentale“, già criticato in ambito europeo come privo di fondamento scientifico. Questa terminologia potrebbe portare a decisioni affrettate riguardo alla custodia e al collocamento dei minori senza considerare le reali dinamiche familiari.
Critiche delle associazioni femminili
Le reazioni all’introduzione della bigenitorialità obbligatoria sono state immediate e forti da parte delle associazioni femminili. Radfem ha espresso preoccupazione per gli effetti potenzialmente devastanti su madri e figli: “Questo ddl rappresenta l’ennesimo attacco ai diritti fondamentali degli infanti”, hanno dichiarato in una lettera aperta indirizzata alla Premier Giorgia Meloni.
L’associazione sottolinea come la proposta possa trasformarsi in uno strumento che ignora completamente le necessità emotive e psicologiche dei bambini coinvolti nelle separazioni conflittuali. La paura è che si creino situazioni dove i piccoli vengano “trattati come pacchi”, costretti a vivere fra due case senza tener conto delle loro esigenze individuali o della stabilità emotiva necessaria durante tali transizioni.
In particolare, viene messo in evidenza il rischio legato alle famiglie dove possono esserci stati episodi documentati o presunti di violenza domestica: “La bigenitorialità cieca non tiene conto delle reali condizioni familiari”, avvertono gli esperti legali consultati dall’associazione.
Il caso emblematico della mamma Frida
Un esempio concreto delle problematiche sollevate dal ddl è rappresentato dalla storia personale della mamma Frida, impegnata da otto anni nella battaglia legale per ottenere giustizia sia per sé stessa sia per sua figlia. Questo caso ha riacceso l’attenzione sul tema dell’affidamento condiviso ed è stato portato all’attenzione pubblica anche dalla deputata Laura Boldrini attraverso interrogazioni dirette al Ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Frida racconta la sua esperienza dolorosa nel sistema giudiziario italiano: “Ho visto mia figlia soffrire mentre veniva spostata tra case diverse senza alcun rispetto per ciò che desiderava.” La sua testimonianza mette in luce quanto possa essere difficile gestire situazioni familiari complesse quando si applicano regole rigide privando ogni singolo caso della dovuta attenzione individuale da parte degli organi competenti.
Questa storia esemplifica chiaramente le paure espresse dalle associazioni contro il ddl S 832; se approvata così com’è attualmente formulata potrebbe aggravare ulteriormente situazioni già fragili anziché proteggerle efficacemente.
Il dibattito continua mentre molti attendono sviluppi futuri sulla questione dell’affidamento condiviso nel contesto italiano.