Cresce il legame tra compensi dei ceo e sostenibilità, ma emergono rischi di greenwashing

Uno studio di Banca d’Italia rivela che il 90% delle aziende collega i compensi dei CEO a criteri ESG, ma solleva preoccupazioni su greenwashing e obiettivi poco ambiziosi.
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Un recente studio di Banca d’Italia mette in luce come nove aziende su dieci stiano collegando i compensi dei propri amministratori delegati a criteri ambientali, sociali e di governance . Tuttavia, l’analisi evidenzia potenziali problematiche legate al greenwashing e alla mancanza di obiettivi chiari. Il rapporto esamina i piani retributivi delle società quotate nelle principali economie europee dal 2018 al 2022, rivelando che l’Italia presenta un numero medio di indicatori Esg superiore rispetto ad altri Paesi.

L’aumento della retribuzione legata agli esg

Negli ultimi cinque anni si è assistito a un incremento significativo dell’integrazione degli Esg nei piani retributivi dei ceo. La percentuale delle aziende che adottano questi meccanismi è passata dal 25% al 90%. In Italia, sebbene la quota sia leggermente inferiore , il numero medio di indicatori utilizzati per valutare le performance dei ceo risulta più alto: si attesta a 3,3 metriche per azienda. Gli autori dello studio sottolineano che una maggiore varietà di metriche può riflettere un impegno più ampio verso la sostenibilità. Tuttavia, avvertono anche che un numero limitato potrebbe indicare una strategia focalizzata su obiettivi facilmente raggiungibili.

In parallelo all’aumento del numero delle metriche Esg utilizzate nella determinazione della retribuzione variabile dei ceo, è emerso anche un cambiamento nel peso complessivo degli incentivi legati a questi criteri. Per esempio, la quota della retribuzione totale associata agli Esg è aumentata dal 13% al 18% per gli incentivi a breve termine e dal meno del 20% al 22% per quelli a lungo termine. In Italia questo trend è ancora più marcato: gli incentivi brevi raggiungono il 20%, mentre quelli lunghi sfiorano quasi il 25%.

La qualità delle metriche e gli obiettivi poco ambiziosi

Nonostante l’aumento nella quantità delle metriche adottate dalle aziende europee nell’ambito degli Esg, lo studio solleva interrogativi sulla loro qualità effettiva. Si osserva infatti una persistente presenza di “metriche generiche” difficili da valutare esternamente anche tra quelle quantitative introdotte nel periodo analizzato. Gli autori mettono in evidenza come sia fondamentale stabilire obiettivi chiari all’interno delle politiche salariali; senza tali parametri risulta complicato rendere conto dell’efficacia reale degli sforzi compiuti dalle imprese in materia di sostenibilità.

Il rapporto mostra inoltre che non tutte le aziende fissano obiettivi specifici quando adottano metriche quantitative; questa mancanza potrebbe portare alla difficoltà nel monitoraggio della responsabilità aziendale riguardo alle performance Esg. Tra i Paesi analizzati emerge una significativa eterogeneità: mentre in Germania sono frequentemente definiti target specifici negli accordi salariali basati sugli Esg, in Italia questa prassi risulta meno comune.

Raggiungimento degli obiettivi e implicazioni economiche

Un altro punto critico sollevato dagli autori riguarda l’alto tasso di successo registrato dalle aziende nel raggiungere i propri target relativi ai compensazioni variabili basate sugli Esg nel corso del 2022. Questo dato suggerisce due possibili scenari: o gli obiettivi fissati non sono sufficientemente sfidanti oppure le imprese tendono ad applicare strategie selettive scegliendo solo quelle aree dove possono ottenere risultati migliori.

L’analisi ha inoltre rilevato che non c’è stata una diminuzione nei principali indicator economici – quali fatturato o redditività – durante il periodo considerato; ciò porta a supporre che gli obiettivi fissati siano poco impegnativi e non richiedano modifiche significative ai modelli aziendali esistenti. Tuttavia va notato che diversi fattori potrebbero influenzare questo risultato: da un lato potrebbe esserci la possibilità concreta che le pratiche sostenibili non ostacolino affatto il successo economico; dall’altro lato vi è anche la tendenza ad usare esclusivamente misure win-win nei target stabiliti.

La situazione delineata dallo studio invita quindi ad approfondire ulteriormente le dinamiche tra incentivazione salariale ed effettiva promozione della sostenibilità nelle strategie aziendali europee.