Ieri, l’ex Birmania ha osservato un minuto di silenzio per onorare le vittime del devastante terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Paese venerdì scorso. La giunta militare, al potere dal colpo di Stato del 1° febbraio 2021, ha proclamato una settimana di lutto nazionale. Le ultime stime indicano che il bilancio delle vittime è salito a 2.719 morti, con oltre 4.500 feriti e circa 441 dispersi.
Raid aerei nel Kachin
Nella regione di Mohnyin, nello stato Kachin, si segnala un raid aereo condotto dall’aviazione golpista che avrebbe causato almeno 40 morti e numerosi feriti non ancora quantificati. Le comunicazioni nella zona sono compromesse; secondo fonti locali contattate dalla Democratic Voice of Burma , le connessioni internet e telefoniche risultano inattive. Un testimone ha riferito che l’attacco è avvenuto senza alcun combattimento in corso tra le forze governative e l’Esercito per l’Indipendenza Kachin .
Da venerdì scorso, la giunta militare ha effettuato almeno quindici raid aerei in diverse regioni del Paese tra cui Sagaing, Magway e Rakhine. In particolare nella zona epicentrale del sisma sono stati segnalati attacchi anche con droni. A Chaung-U nel Sagaing si sarebbe assistito al paracadutamento di una divisione motorizzata da parte dell’aviazione golpista mentre Madaya è stata bombardata da terra.
La città di Mandalay è tra le più colpite dal terremoto ed è sotto il controllo della giunta militare; questo solleva preoccupazioni tra gli analisti riguardo alla possibilità che i golpisti possano sfruttare la situazione per consolidare ulteriormente il loro potere nella regione.
Appello alle Nazioni Unite
Thomas Andrews, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Myanmar, ha esortato la comunità internazionale ad aumentare gli aiuti umanitari e fermare gli attacchi della giunta contro i civili: “L’attenzione deve essere rivolta a salvare vite umane”. Ha anche evidenziato come molti giovani siano fuggiti all’estero o nelle aree controllate dalla resistenza armata per evitare arruolamenti forzati imposti dalla legge sulla leva obbligatoria introdotta nel febbraio scorso.
Questa carenza di forza lavoro giovane sta complicando ulteriormente le operazioni di soccorso dopo il terremoto; chi rimane sul posto affronta rischi significativi legati alla repressione governativa.
Khin Ohmar del gruppo per i diritti umani Progressive Voice ha denunciato come nonostante i mezzi disponibili ai militari – elicotteri e camion – non siano stati utilizzati negli ultimi giorni per aiutare la popolazione nelle aree più colpite come Sagaing.
Tregua dei gruppi ribelli
Sul fronte opposto della crisi politica birmana si registra un passo verso una tregua da parte delle Forze di difesa popolari associate al Governo unitario nazionale dell’opposizione birmana . Anche l’Alleanza delle tre fratellanze composta da gruppi armati Arakan, Ta’ang e Kokang hanno annunciato una pausa nelle operazioni offensive per consentire operazioni umanitarie efficaci nei prossimi trenta giorni.
Le stime indicano che oltre otto milioni di persone sono state direttamente interessate dal sisma recente; prima dell’emergenza sismica già esistevano circa tre milioni e mezzo sfollati interni nel Paese. L’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati ha riferito ieri durante una conferenza stampa a Ginevra dell’aggiunta stimata di circa un milione seicentomila nuovi sfollati causata dal terremoto stesso.
L’Unhcr sta inviando forniture d’emergenza dai centri logistici situati a Yangon verso circa venticinquemila sopravvissuti nelle aree maggiormente danneggiate come Mandalay e Naypyitaw dove gli obitori sono già saturi; testimoni riportano scene drammatiche con corpi cremati all’aperto data la mancanza d’elettricità combinata alle alte temperature estive.