Omicidio di Nicolas Matias Del Rio: conclusione delle indagini e dettagli agghiaccianti

Tre uomini arrestati per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio, corriere argentino rapito e ucciso ad Arcidosso, dopo una brutale rapina di borse griffate. Indagini rivelano dettagli inquietanti.
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La Procura della Repubblica ha concluso le indagini sull’omicidio di Nicolas Matias Del Rio, un corriere 40enne di origine argentina il cui corpo è stato ritrovato in un pozzo ad Arcidosso nel giugno scorso. Tre uomini sono stati arrestati e accusati di omicidio, rapina e occultamento di cadavere. Le indagini hanno rivelato particolari inquietanti riguardo alle modalità del crimine.

I dettagli dell’omicidio

L’omicidio di Nicolas Matias Del Rio si colloca in un contesto drammatico che ha preso avvio il 22 maggio, giorno della rapina. Il corriere stava trasportando circa 400 borse griffate Gucci dal valore complessivo stimato in 500mila euro quando è stato avvicinato da Klodjan Gjoni, un albanese di 34 anni. Gjoni si sarebbe presentato come “Goni”, dipendente locale con problemi al proprio camion, chiedendo a Del Rio un passaggio per effettuare una consegna urgente.

Questa richiesta si è rivelata essere solo una trappola per deviare il corriere verso una zona dove lo attendevano gli altri due complici: Ozgur Bozgurt e Emre Kaia, entrambi turchi. Sotto la minaccia di una pistola, Del Rio è stato costretto a scendere dal suo furgone Iveco e legato mani e piedi prima di essere fatto salire su una Fiat Panda dai suoi aggressori.

Le modalità del sequestro sono state descritte come brutali: dopo averlo portato nella soffitta della località Case Sallustri, i tre lo hanno tenuto prigioniero senza cibo né acqua per diversi giorni. La morte del corriere sarebbe avvenuta tra il 23 ed il 29 maggio; secondo quanto emerso dalle indagini, gli aggressori avrebbero utilizzato sacchi per soffocarlo e successivamente strangolato con un filo elettrico.

L’occultamento del cadavere

Dopo aver ucciso Del Rio, i tre complici hanno cercato di nascondere le prove del crimine avvolgendo il corpo in lenzuola e coperte prima di gettarlo nel pozzo situato nella proprietà dove lavorava il padre di Klodjan Gjoni come giardiniere. Per occultare ulteriormente la scena del crimine, hanno coperto l’ingresso del pozzo con sassi ed arbusti.

Il ritrovamento del corpo da parte dei carabinieri insieme ai vigili del fuoco è avvenuto solo dopo diverse settimane dalla scomparsa dell’uomo; questo ha segnato un punto cruciale nelle indagini che avevano preso piede subito dopo la denuncia della sua sparizione.

L’arresto degli indagati

Le operazioni investigative sono state condotte con grande attenzione dai carabinieri che inizialmente avevano trattato la situazione come quella relativa a una persona scomparsa. Con l’emergere delle prime evidenze relative alla rapina – incluso il rinvenimento dell’Iveco incendiata – le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli sulla videosorveglianza locale ed effettuato intercettazioni telefoniche sui sospetti coinvolti nel caso.

A metà giugno sono scattati i fermi: Klodjan Gjoni è stato arrestato all’aeroporto Ciampino mentre tentava di prendere un volo; Ozgur Bozgurt era stato bloccato sull’Amiata mentre Emre Kaia veniva catturato qualche giorno dopo a Siena. Gli arrestati non hanno fornito dichiarazioni significative durante gli interrogatori iniziali ma ora possono presentarsi nuovamente davanti agli inquirenti o depositare memorie scritte prima che venga chiesto ufficialmente l’avvio del processo presso la Corte d’assise competente.

Con l’avviso finale sulle conclusioni delle indagini emesso dalla Procura guidata dai pubblici ministeri Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco si apre ora una nuova fase giudiziaria su uno dei casi più inquietanti degli ultimi mesi nella provincia toscana.